QUOTES

 



“Ciò che più colpisce, nell’universo musicale di Maria Pia de Vito, è l’incredibile sensazione di completezza con la quale la materia musicale viene analizzata ed arricchita. Dietro ad una voce finalmente libera da ogni cliché stilistico, c’è un lungo lavoro di paziente affinamento e un sempre interessante mondo di variegature sonore regolarmente in grado di far lievitare le diverse possibili progettualità proposte. Ci sono molti modi di affrontare il jazz; quello di Maria Pia è obiettivamente personale e straordinariamente unico e moderno”.

[“Il Mattino-L’Adige”]

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Una voce duttile, luminosa, ricca di temperamento e di sfumature espressive, a proprio agio sia nell'interpretazione dei testi che nelle improvvisazioni libere da parole, dove dimostra fantasia e spericolata agilità.


[Giuseppe Segala – Musica Jazz]

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Dimenticate Diana Krall, Norah Jones et similia. Non perché Maria Pia De Vito non possa contare sul phisique-du-role, anzi, ma perché lei il jazz lo canta sul serio, consapevole del suo compito di musicista contemporanea.

Il canto libero della De Vito approfitta delle possibilità offerte dalla tecnologia per trasformare un respiro, quello del titolo, in un loop ritmico, destinato poi a sciogliersi nel richiamo onomatopeico del dialetto che regala un’inedita dedica partenopea a Borges, nel miraggio del suono della solitudine («Sounding solitude»). Autrice matura, oltre che vocalist controllata quanto appassionata, Maria Pia ricerca la strada per la moderna ballad con la rarefatta lezione di «Some echoes» e «Yearning», per dare poi esempio della sua straordinaria caratura tecnica in «Now and zen» o in «Pure and simple», in cui torna a moltiplicare la sua voce.
Le rimasticature da night della Krall o le soffici ballad postfolk della Jones sono davvero lontane anni luce

[Federico Vacalebre “Il Mattino”]