Un iperboreo paesaggio dell’anima, l’ennesima osservazione sulle possibili applicazioni del canto. Maria Pia si dedica al canto inteso come mezzo ideale per giungere ad una probabile riflessione sul corpo e sull’anima. Una sorta di teatro, danza, dove gli elementi su cui si costruisce la piéce appartengono però all’espressione musicale. Ideato di concerto con Michele Rabbia, immaginifico inventore di suoni della natura, il progetto è dunque una lucida considerazione sul corpo, mezzo attraverso il quale la musica compie una fantasmagorica ricognizione sull’anima, la comunicazione interiore, il concetto e la meditazione. Il linguaggio di Antonin Artaud, in equilibrio tra gesto e pensiero; la cultura alfabetica di Marshall McLuhan, nella quale le parole acquistano un significato mentale; la grammatica di Björk, cyborg e folklorica al crocevia tra ambiente e corpo meccanico. Tutte possibili coordinate su cui prende l’abbrivio la ricognizione percettivo-musicale.
E’ indispensabile l’intervento delle macchine digitali, le quali permettono ai musicisti coinvolti uno sfasamento temporale, una moltiplicazione del sé e dei suoi numerosi riferimenti. Jean Paul Celea, nome forte della scena contemporanea, gode di una vitalità profonda, quasi primordiale, rielaborata però da un approccio colto e sperimentale, trasformata da una pronuncia ora arcigna, ora diafana e pensosa, ora addirittura energicamente estroversa.
L’elaborazione dei suoni è affidata all’esperienza di Maurizio Giri, compositore e docente di musica elettronica, membro di importanti gruppi di ricerca quali Formazero e l'istituto Nicod del Centre National de la recherce Scientifique (CNRS) francese.