Le parole appaiono per Maria Pia vibrazioni dal potere magico la cui efficacia e il cui riverbero va molto al di là del loro semplice significato. In questa occasione le canzoni e le memorie provengono dal sottosuolo, per dirla a la Dostojevskij. Si lascia trasportare dalle distorte assonanze del repertorio rock e della canzone americana, da Jimi Hendrix a Leonard Cohen, Paul Simon e molti altri, esaltandone gli umori più melodici e, soprattutto, usandole come fondamento di una nuova poetica musicale. C’è, in ogni progetto di Maria Pia, un substrato profondo, culturale, viscerale. I brani degli autori già citati e le composizioni originali svelano in filigrana una profonda interiorità. I temi trattati delineano la spiritualità, il conflitto, il dolore, tutte le sfumature del mondo contemporaneo e della quotidianità. Uno sguardo sul passato per raccontare i turbamenti del presente e le possibili vie di fuga. Non poteva essere diversamente, visto che al suo fianco si muove con coraggio e speranza una delle sezioni ritmiche più giovani ed interessanti in circolazione. L’ennesima riprova che Maria Pia in ogni operazione trova il modo per raccontare un piccolissimo frammento del suo percorso artistico e spirituale.