Questo progetto, nato alcuni anni fa, quale omaggio alla grande arte di Joni Mitchell, ha poi preso strade autonome, proponendosi oggi come una sorta di profonda analisi sul tema “canzone” in rapporto con l’entourage della musica “intelligente”. E’ ben noto come la cantante e compositrice canadese sia fondamentalmente un vero e proprio culto per musicisti di ogni genere. Pittrice di talento, oltre che vera e propria musa ispiratrice di un’intera generazioni di musicisti pensanti, ha sempre accolto nel suo mondo espressivo generi e linguaggi diversi, utilizzandoli spontaneamente, facendone colori sulla sua personalissima tavolozza. La sua vastissima produzione, in 35 anni sulla scena, si protrae dai tempi di Woodstock (leggi Crosby, Stills & Nash, James Taylor e – in genere - dell’intera comunità californiana del tempo) ad oggi. L’influenza progressivamente crescente del jazz ha in molti casi profondamente operato sulle sue procedure compositive. Dalle sue collaborazioni con musicisti quali Charlie Mingus, Wayne Shorter, Jaco Pastorius, Herbie Hancock, sono nate pagine musicali di grandissima originalità e raffinatezza; brani che lei stessa definisce (nelle note di copertina di Mingus) come “audio paintings”. Quadri in cui la parola e i suoi ritmi costituiscono l’ossatura dell’ invenzione melodica. Il concerto, progetto e omonimo disco pubblicato nel nobile catalogo della CamJazz, è dedicato a lei e percorre con grande leggerezza il cammino jazzistico interno alla sua musica, riverificandolo attraverso le filosofie contemporanee (si pensi a Bjork, considerata da molti la vera prosecutrice di una parte del suo agire musicale).Un pensiero ambizioso e difficile perché va a toccare corde “sacre” della storiografia della più intelligente musica popolare moderna. Una sorta di scommessa che, guarda caso, solo un gruppo di jazzisti decisamente qualificati e professionali possono accettare. In gioco, sensibilità, poesia e profonda capacità di muoversi osmoticamente nel grande mare della musica contemporanea. Un progetto “nobile”, nelle mani sicure dei più titolati nomi del jazz italiano contemporaneo: la straordinaria voce di Maria Pia De Vito e l’esperienza e la bontà artistica riconosciuta della premiata ditta Rea-Pietropaoli e – nella forma in quartetto – con l’aiuto del grande Aldo Romano.